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L’incontro con Alvar Aalto a Riola di Vergato

A Riola di Vergato, nell’appennino bolognese, sorge la Chiesa di Santa Maria Assunta, l’unico progetto realizzato e tutt’ora visibile in Italia da Alvar Aalto.

Questa chiesa, autentica opera d’arte e d’ingegno, cela in sè un messaggio pronto per essere letto da chiunque si soffermi ad osservarla, tuttavia di questo messaggio non si trova menzione nè su alcun manuale, nè su alcuna guida.

Alvar Aalto lavorò a questo progetto a partire dal 1966, anche se il cantiere ebbe inizio solo nel 1975.  Il maestro finlandese morì un anno più tardi senza potere verdere conclusa la sua chiesa; questa, infatti venne ufficialmente inaugurata nel 1980, tuttavia si dovette attendere fino al 1994, con la realizzzazione della torre campanaria, per giungere al completamento dei lavori.

Riola-di-Vergato-1Il progetto inaugura una serie di interventi promossi dalla curia bolognese su impulso dell’allora Cardinale Giacomo Lercaro, che già da anni aveva dimostrato il proprio interessamento verso la crisi dell’architettura religiosa contemporanea, che stava perdendo di significato e, conseguentemente, di forza comunicativa.  Lo stesso Lercaro aveva attivamente lavorato al Concilio Vaticano II, che si era appena concluso e che aveva sortito anche nuove concezioni dello spazio liturgico.

Nelle intenzioni della curia bolognese, il significato e la risonanza che questo intervento avrebbe dovuto rappresentare sul territorio avrebbero dovuto assurgere il progetto aaltiano al ruolo di paradigma per tutti gli interventi successivi che quella committenza avrebbe promosso.
E così avvenne.  Il maestro dell’architettura moderna mostra di possedere una completa e matura padronanza sul progetto; senza mai ricorrere a registri altisonanti, con tono semplice e garbato come la gente del luogo, egli rivolge a tutti il proprio invito a svolgere insieme un cammino, sia fisico sia spirituale, che, come si dice in questi casi, “per ognuno di noi deve partire dall’interno”.

Riola-di-Vergato-2Proprio “dall’interno” muove l’esperienza che ho il desiderio di raccontare, perchè, quando mi trovai a visitare Riola, quella stessa ricerca “di un senso delle cose” che ha sempre spinto l’uomo a scovare le risposte sempre un poco oltre i confini dei propri limiti,  spinse anche me alla ricerca di una risposta e mi portò a scoprire, solamente alla fine della mia visita, che mi trovavo ad assistere ad uno spettacolo straordinariamente grande ed incredibilmente emozionante, frutto del lavoro umano.
Abbiate la pazienza di leggermi e mi spiegherò meglio…
Nell’interno della Chiesa di Riola le luci e le superfici fanno da padrone; la luce naturale, infatti, penetra nella sala da diverse angolazioni ma sempre in maniera indiretta, riflettendosi sulle superfici (tutte intonacate e di colore bianco) e mettendo in risalto le forme dei pieni e dei vuoti.
Lo spazio è complessivamente scandito da una serie di portali a-simmetrici in cemento armato posti tutti ad interasse regolare; l’unico dettaglio che contrasta con questa scansione regolare e che mi risultava del tutto incomprensibile è costituito dal fatto che due di questi portali (collocati per l’esattezza tra la terz’ultima e la pen’ultima campata) siano accoppiati, mentre tutti gli altri sono singoli.
Questo raddoppio dell’elemento strutturale, per di più messo in evidenza da una linea d’ombra volutamente mantenuta tra i due, mi spingeva a cercarne la ragione, ma nulla di ciò che appariva dall’interno di quello spazio mi veniva in aiuto.
La mia perseveranza venne premiata quando, camminando all’esterno della chiesa, la mia attenzione venne attratta da un secondo particolare: al di sopra della copertura, esattamente in corrispondenza della coppia di portali, svettava un muro dal profilo singolare; compresi quindi che il raddoppio dei portali doveva essere funzionale a sostenere quel muro.
Un nuovo interrogativo mi si sostituì, così, a quello precedente: non riuscivo a comprendere la ragione per cui Aalto avesse deciso di riealizzare un muro che, oltre ad avere una posizione e una forma tanto insolite, avrebbe destato più di una perplessità anche dal punto di vista estetico.
Devo riconoscere il fatto che trovarmi a visitare Riola in un tardo pomeriggio di una giornata di sole fu certamente un vantaggio che, sebbene non fosse stato calcolato, mi permise di assistere personalmente alla messa in scena di uno spettacolo che, potenzialmente, si ripete identicamente ogni giorno.
Tornai all’interno della sala desideroso di una risposta al mio interrogativo.  Mi stavo arrovellando tra  le congetture più assurde, quando la mia attenzione venne nuovamente attratta da ennesimo dettaglio: un fascio di luce naturale entrava nella sala in maniera morbida, al di sopra dell’altare, senza offendere lo sguardo; questa luce tuttavia giungeva dalla direzione opposta rispetto alla posizione in cui il sole si trovava in quel momento rispetto alla chiesa.
Uscii nuovamente.  Questa volta era per verificare che la luce del sole veniva captata dalla superficie dell’insolito muro e, da questo, veniva riflessa, per giungere all’interno della sala attraverso un’apertura in copertura e riscaldare con i colori del tramonto le superfici bianche del soffitto e delle pareti.
Riola-di-Vergato-3Era straordinario, ma c’era di più: stante la posizione reciproca del muro e di quell’apertura nella copertura, nelle prime ore del mattino il muro avrebbe schermato i raggi del sole, impedendo loro di entrare nella sala in maniera diretta e quindi evitando nuovamente di offendere lo sguardo con quei netti contrasti di chiaro-scuro che sarebbe facile immaginare e le cui proiezioni sarebbero entrate in conflitto con le linee morbide degli interni.
Ero entusiasta come lo si è solo da bambini: un gioco incessante linee, linee e ancora linee.  Linee che si intrecciano per convergere in prospettive impreviste, linee che mutano come cambia la luce, ma anche linee che seguono un cammino verso una meta che è sempre in divenire; un’esperienza davvero affascinante.

Stavo giungendo alla fine del cammino, ma non avevo ancora idea di quello che mi avrebbe atteso da lì a poco.
Sorrido pensando a quanto poco si conosce di quelli che ci hanno abituati a chiamare “i grandi maestri dell’architettura”, ma che abbiamo conosciuto solamente sui libri di testo.
Sorrido anche ripensando a quello che scrisse Elissa, moglie di Alvar Aalto, dopo la sua morte, quando, riferendosi alla torre campanaria, che non era ancora stata realizzata, disse: “la chiesa senza il campanile è una faccia senza naso”.

Il mio racconto qui si deve fermare.
Questo è il mio omaggio ad Alvar Aalto, che ha preferito riservare il messaggio della sua chiesa a coloro che avrebbero avuto la bontà di starlo ad ascoltare.
Questo è anche il mio ringraziamento ad uno dei più grandi maestri dell’architettura moderna, per avermi dimostrato che esiste la possibilità di redimere l’immagine degli architetti dei nostri tempo e che sta a noi farlo.
Questo è un invito a visitare la Chiesa di Riola, per scoprire il messaggio che è lì …sotto il nostro naso.




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