Fenestrelle

Un progetto di prevenzione incendi che risale al ‘700

Si trova in Val Chisone, in provincia di Torino, lungo quella che un tempo era la più importante via di comunicazione tra il Piemonte e la Francia, la Fortezza di Fenestrelle è nota per essere la più estesa costruzione in muratura al mondo, seconda solo alla Muraglia Cinese. All’interno della Fortezza si trova la Polveriera Sant’Ignazio, realizzata a partire dalla metà del ’700, che oggi costituisce uno straordinario esempio di ingegneria antincendio nella storia.

La visita alla Fortezza di Fenestrelle è un’esperienza da non perdere, sarà per la sua straordinaria possenza, che la fa apparire come un Titano fermo in agguato sulla montagna a presidio dell’intera valle, o forse sarà perchè conoscendone la storia ci si rende conto che a Fenestrelle sono custoditi numerosi ed importantissimi tasselli della storia della nostra Nazione.
FenestrelleLa nostra attenzione si focalizza però su un edificio, la Polveriera Sant’Ignazio, che certamente non affascina il visitatore nè per le sue dimensioni, nè per la bellezza architettonica, ma che certamente fu di elevatissima importanza strategica per la vita dell’intera fortezza e che fu il risultato di un ineccepibile attività di progettazione antincendio.
La Polveriera nasceva specificatamente come luogo per il deposito e la protezione della polvere nera (o “polvere da sparo”); la polvere veniva portata in loco già macinata, all’interno di sacchi trasportati dagli asini, e doveva essere conservata in ambiente assolutamente asciutto affinchè fosse mantenuta utilizzabile.
Se interpretato in chiave moderna, il progetto che sottostà alla realizzazione della Polveriera Sant’Ignazio si articola attraverso un percorso logico che collima perfettamente con la filosofia dell’ingegneria antincendio dei giorni nostri, ovvero: analisi del rischio di incendio, strategia per la minimizzazione dei rischi e strategia per la riduzione degli effetti.
L’analisi del rischio di incendio aveva chiaramente messo in evidenza il fatto che il rischio di esplosione discendesse da due tipologie distinte di cause di innesco: la prima di tipo estrinseco rispetto alla polveriera, la seconda di tipo intrinseco.
Tra le cause di tipo estrinseco, la principale era costituita dalla possibilità di subire attacchi nemici; questi attacchi avrebbero potuto compiersi attraverso colpi di cannone (o armi da fuoco in genere), piuttosto che con incursioni dall’esterno.  Sempre tra le cause di tipo estrinseco rispetto alla polveriera non dovevano inoltre essere trascurate la possibilità della propagazione di un eventuale incendio proveniente dagli edifici attigui (es.: alloggi delle milizie, cucine, refettorio) e la possibilità di folgorazione da scariche atmosferiche.
Le cause di tipo intrinseco erano invece da riferirsi al sistema impiegato per l’illuminazione dei locali e, più in generale, a tutti quegli elementi condotti o comunque presenti all’interno degli ambienti suscettibili di produrre fiamma o scintilla.
Stante il quadro generale derivante dall’analisi del rischio, le strategie attuate sia per la minimizzazione dei rischi che per la riduzione degli effetti di un’eventuale esplosione mettono in risalto tutta la modernità del progetto.
La strategia di minimizzazione dei rischi si è prefissa i seguenti obbiettivi:
– collocare la polveriera in una posizione strategicamente conveniente, ovvero sufficientemente protetta dall’esterno e convenientemente distante da fabbricati e depositi attigui e comunque da qualsiasi potenziale fonte di innesco;
– dotare il fabbricato di una struttura resistente ai colpi inferti dalle armi nemiche e al tempo stesso resistente al fuoco (in caso di incendi sviluppatisi all’esterno della polveriera);
– annullare la presenza di fonti di innesco (fiamme o scintille) all’interno della polveriera.
Concepita in quest’ottica, risulta immediato comprendere il motivo per cui la Polveriera Sant’Ignazio è stata collocata a diverse decine di metri di distanza dai bastioni e dai risalti rivolti verso il confine francese e occupa una posizione periferica rispetto al complesso dei fabbricati costituenti la fortezza, essendo separata dai fabbricati da vie di transito pressochè prive di vegetazione.
La struttura del fabbricato a pianta quadrata è costituita da una tripla cerchia di muri in pietra di grandissimo spessore, che formano due intercapedini intorno al nucleo centrale contenente la polvere da sparo; la copertura attualmente visibile, costituita da una volta in pietra ricoperta da una coltre di terra di un paio di metri di spessore, è frutto di un ammodernamento apportato nel 1865 per rendere la struttura “a prova di bomba”.
L’intero edificio era protetto dalle scariche atmosferiche mediante un sistema di para-fulmini costituito da quattro aste di ferro collegate mediante ad un cordone di rame ad una vasca d’acqua appositamente predisposta sul fondo di una torretta nelle immediate vicinanze; questo rudimentale impianto di protezione dalle scariche atmosferiche, seppure tutt’ora in parte visibile, venne sostituito nel 1930 da una rete di piatti metallici che avvolgono l’intero edificio.
All’interno del fabbricato, via via che ci si avvicina al cuore della polveriera, tutte le soluzioni adottate sono funzionali all’eliminazione delle fonti di innesco.   L’illuminazione del locale contenente la polvere da sparo è ottenuta mediante due lampade a petrolio collocate ognuna dentro una nicchia (un foro passante) realizzata nel cerchio murario più interno; ciascuna nicchia verso l’interno (lato polveriera) è protetta da un serramento vetrato non apribile, mentre verso l’esterno (lato intercapedine) è dotata di uno sportello metallico apribile mediante serratura per il caricamento della lampada.
Tutti i locali hanno superfici non suscettibili di incendiarsi facilmente nè di produrre scintilla; per questo motivo anche i cardini dei serramenti e i chiodi impiegati non sono in ferro, bensì in rame, ottone o bronzo.
Il progetto è intervenuto anche sulla “formazione del personale”: era assolutamente vietato accedere alla polveriera con scarponi chiodati o con indumenti di lana in quanto suscettibili di produrre scintille e comunque l’accesso per gli approvvigionamenti era consentito al solo personale addetto e appositamente istruito.
Oggi diremmo: “…per compensare comunque il rischio residuo…” venne adottata anche una strategia per la riduzione deli effetti di un eventuale esplosione.  In questo senso la collocazione della polveriera in posizione periferica rispetto al complesso dei fabbricati e, nella fattispecie, a monte degli stessi giocò ancora un ruolo fondamentale; è da notarsi il fatto che tutti gli edifici contenenti i servizi principali e comunque considerati strategici per la vita della Fortezza (incluso il Palazzo del Governatore) si trovavano a considerevole distanza dalla Polveriera, mentre i fabbricati più prossimi erano occupati dagli alloggi delle truppe e dalle celle per i reclusi militari.
Anche la conformazione strutturale cosituita da una parte dalla tripla cerchia di muri e dall’altra dal fianco stesso della montagna era tale da favorire uno sfogo della forza derivante da un’eventuale deflagrazione prevalentemente verso l’altro, lasciando il più possibile indenni i fabbricati attigui.

Ci auguriamo di essere riusciti con questa breve introduzione a suscitare il Vostro interesse e a invogliare qualcuno a visitare la Fortezza di Fenestrelle; se lo farete saremo felici di ricevere i Vostri commenti.




Torna su