Per i controlli dei sistemi di immagazzinaggio è necessario affidarsi ad uno studio professionale qualificato

A dieci anni dall’emanazione della norma di riferimento, il tema dei controlli sugli scaffali (più correttamente definiti “controlli sui sistemi di immagazzinaggio”) necessita ancora di una maggiore circolazione di informazioni; complice di questo aspetto è il fatto che a tutt’oggi il numero degli studi professionali effettivamente specializzati in questo settore è limitato.
Questi controlli, infatti, vengono spesso affidati alle aziende incaricate della manutenzione degli scaffali; ciò può determinare una minore capacità di monitoraggio sui costi e sul sistema di gestione da parte del Committente e, talvolta, anche una diminuzione della qualità dei controlli.

Come si ottiene un migliore monitoraggio dei costi?

Disporre di una reportistica che indentifichi con chiarezza il numero e la collocazione degli elementi danneggiati, oltre che le caratteristiche degli interventi di ripristino necessari, consente al Committente di richiedere e di comparare più offerte, mettendo quindi in reale competizione le diverse imprese offerenti.
L’assistenza da parte di un consulente di fiducia, privo di qualsiasi sorta di conflitto di interesse, consentirà inoltre al Committente di valutare con piena consapevolezza l‘effettiva bontà delle soluzioni proposte dalle imprese offerenti, evitando in tal modo di incorrere nel rischio, purtroppo frequente, di interventi manutentivi errati e quindi di dovere sostenere “false spese”.

In cosa consiste la “qualità dei controlli”?

La norma prevede che vengano condotti controlli, generalmente di tipo visivo e da terra (ove ritenuto necessario integrabili con controlli in quota), estesi:

  • A tutti gli elementi costitutivi degli scaffali (senza limiti di quota e di collocazione spaziale);
  • Al sistema di montaggio;
  • Ai precedenti interventi di manutenzione.

Una particolare attenzione deve essere riposta, inoltre, alle modalità di utilizzo del magazzino (ad es.: valutazioni in merito alla qualità e alle dimensioni dei pallet impiegati, alle modalità di impilamento dei pallet sugli scaffali, alle modalità di movimentazione delle merci, alle eventuali interferenze tra i diversi flussi del personale e delle merci, ecc.).
Un controllo correttamente eseguito, peraltro, deve considerare tutte le possibili interazioni tra i sistemi di immagazzinaggio e gli impianti che gravitano intorno ad essi (ad es.: sistema di illuminazione, impianti elettrici a bordo scaffale, rete di distribuzione degli impianti di spegnimento automatico degli incendi, condotti dell’aria a soffitto).
Si comprenderà quindi che la complessità dell’analisi richiede competenze professionali che non si esauriscono con la conoscenza del sistema costruttivo degli scaffali.

Casa si intende per “controllo sul sistema di gestione”?

Le norme di settore prevedono che il datore di lavoro metta in atto un sistema di gestione per il controllo di tutta la vita utile dei sistemi di immagazzinaggio, così articolato:

  • Gli scaffali devono essere muniti della corretta documentazione che ne certifichi l’idoneità all’uso;
  • Deve essere appositamente formata e designata una figura responsabile dei sistemi di immagazzinaggio (P.R.S.E.S.) che sovrintenda a tutte le attività di gestione ordinaria, controllo, manutenzione e modifica di queste strutture;
  • Deve essere adottato un registro delle attività di controllo e manutenzione al fine di tenere traccia di tutte le attività condotte: tale registro dovrà essere reso disponibile in caso di controlli da parte degli organi di vigilanza;
  • Periodicamente deve essere messo in atto un sistema di controlli interni, affidati a personale appositamente formato, finalizzato al monitoraggio costante e alla risoluzione di eventuali anomalie di maggiore frequenza e di semplice individuazione;
  • Annualmente deve essere effettuato un controllo approfondito da parte di un professionista esperto che verifichi, oltre alla presenza di eventuali danneggiamenti, tutti gli aspetti poc’anzi descritti;
  • In funzione del livello di rischio della singola anomalia e secondo i tempi fissati dalla norma UNI EN 15635, le attività di manutenzione devono essere gestite sotto il coordinamento dello P.R.S.E.S. e con il supporto dello studio professionale di fiducia; queste attività devono essere affidate ad una impresa qualificata, che sarà tenuta a rilasciare la dichiarazione di corretta esecuzione dei lavori svolti (corredata di planimetrie utili ad identificare la posizione di ogni singolo intervento).

Seppure un tale sistema di gestione non comporti particolari difficoltà sotto il profilo tecnico, risulterà comunque evidente il fatto che, per la sovrapposizione delle norme di riferimento e per la molteplicità degli attori in gioco, è indispensabile avvalersi della consulenza di uno studio professionale esperto sia in ambito di strutture, sia in ambito di sicurezza negli ambienti di lavoro.

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